Sport e disabilità intellettiva: binomio possibile per l’inclusione sociale

L’attività sportiva è la manifestazione del bisogno innato che il corpo ha di esprimersi poiché il movimento è una delle esigenze primarie dell’uomo. Lo sport, infatti, consente all’individuo di migliorare le qualità fisiche, di potenziare gli aspetti cognitivi e psichici e di sviluppare competenze socio-relazionali molto preziose, specialmente se si tratta di persone con disabilità.

Non è un caso che sia un vero e proprio diritto sancito dalla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità che, all’articolo n.30, parla di partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport e che “al fine di consentire alle persone con disabilità di partecipare su base disuguaglianza con gli altri alle attività ricreative, agli svaghi e allo sport, gli Stati Parti adottano misure adeguate a incoraggiare e promuovere la partecipazione più estesa possibile delle persone con disabilità alle attività sportive ordinarie a tutti i livelli, garantire che le persone con disabilità abbiano la possibilità di organizzare, sviluppare e partecipare ad attività sportive e ricreative e garantire che le persone con disabilità abbiano accesso a luoghi che ospitano attività sportive, ricreative e turistiche”.

Lo sport è indubbiamente uno dei fattori trainanti della vita delle persone con disabilità, poiché non solo rappresenta uno strumento di recupero e benessere psicofisico, ma è anche un efficace strumento di inclusione sociale che permette altresì di soddisfare in modo produttivo alcuni bisogni legati all’esperienza di gioco, movimento, agonismo e vita di gruppo.

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L’insegnante di sostegno ai tempi del Covid-19

La disciplina del sostegno scolastico per studenti con disabilità intellettiva messa a dura prova dall’emergenza sanitaria in atto


Secondo gli ultimi rumors, gli studenti delle scuole superiori torneranno di nuovo in classe dal prossimo 14 dicembre; almeno è questo quello che si vocifera e l’idea sulla quale il premier Giuseppe Conte ha intenzione di muoversi per le prossime misure anti-contagio. Intanto, le linee guida della Commissione Europea consigliano di valutare ancora la formula DAD (Didattica a Distanza) e la DID (Didattica a Distanza Integrata) per scongiurare il diffondersi del virus nei diversi istituti senza distinzione di ordine e grado.
Ciò che preoccupa, però, è che se sarà confermata quest’ultima scelta, gli studenti con disabilità intellettive vedranno, ancora una volta, sottrarsi il principio volto al rapporto di socialità e, quindi, la perdita fondamentale del rapporto di collettività con i propri coetanei e compagni di classe.

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